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OpenAI e il dominio maschile dell’IA

Un uomo, in completo nero, che si allenta il nodo della cravatta.

Nel team di Sam Altman, CEO di OpenAI, e nel settore dell’IA in generale, c’è ancora una forte predominanza maschile. Le donne sono ancora sottorappresentate nel settore, come emerge analizzando i pronomi nelle notizie di IA, si trova una disparità tra gli uomini e le donne: i primi sono rappresentano il 75% del campione, mentre le seconde solo il 25%. La mancanza di voci femminili nell’industria e nelle notizie solleva preoccupazioni sulla distorta rappresentazione dei rischi e delle opportunità dell’IA generativa. La bassa presenza femminile tra gli editori di notizie tecnologiche contribuisce a definire storie e narrazioni tecnologiche che hanno una prospettiva prettamente maschile.

La vicepresidente di Digital Science, Leslie McIntosh, sottolinea l’importanza di includere le prospettive femminili nella narrazione sull’IA generativa, dato che i modelli di IA generativa possono perpetuare pregiudizi. Il ritorno di Altman, caldeggiato soprattutto dai colleghi maschi, solleva preoccupazioni sulla predominanza della sua voce e sulla mancanza di considerazione per le voci femminili. La voce del CEO di OpenAI domina il dibattito, sollevando interrogativi sulla diversità di prospettive e sulle ricadute sociali dei prodotti che sviluppa. Alcuni esperti suggeriscono l’utilizzo di modelli di IA per monitorare il bias di genere, come possibile soluzione per correggere le disuguaglianze nel settore e nelle notizie.

Ad oggi però è evidente la forte predominanza maschile nel settore dell’IA, che impatta i pregiudizi di genere che vengono amplificati dall’IA generativa.

Leggi l’articolo completo su The Guardian:

Foto in copertina di Ben Rosett su Unsplash.

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