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L’AI cambia la medicina e pungola l’etica

L’uso crescente dell’intelligenza artificiale sta cambiando il settore sanitario e solleva importanti questioni di responsabilità. Attualmente, la responsabilità principale ricade sui medici, anche quando utilizzano sistemi di intelligenza artificiale. Tuttavia, in un recente e già molto citato articolo su Bioethics, Smith, Birchley e Ives sostengono che le aziende sviluppatrici di queste tecnologie dovrebbero condividere la responsabilità e garantire risarcimenti in caso di danni. Questo approccio potrebbe promuovere una maggiore sicurezza nell’uso dell’intelligenza artificiale nella cura dei pazienti, preservando al contempo il ruolo centrale del medico nelle decisioni cliniche.

Nell’intervista, su JAMA del 4 ottobre, di Kirsten Bibbins-Domingo, redattrice capo di JAMA, al dottor Kevin B. Johnson, pediatra ed esperto dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) nella pratica clinica, si esplora l’impatto dell’AI sull’attività degli operatori sanitari, mettendo in luce le ricadute positive e i rischi di burn-out.

L’AI sta rivoluzionando il settore sanitario, migliorando l’interpretazione delle immagini diagnostiche e identificando anomalie o patologie in modo più rapido ed efficiente rispetto agli esseri umani.

Il Dottor Johnson enfatizza l’importanza di incoraggiare i medici a raccogliere i dati dei pazienti utilizzando dispositivi mobili o tablet e inserirli direttamente nel sistema, poiché questo processo permette una maggiore precisione nel supporto alle decisioni cliniche.

L‘AI può automatizzare compiti ripetitivi, come la gestione delle cartelle cliniche e la pianificazione degli appuntamenti (il dottor Johnson parla di “AI e back office”), consente la semplificazione dei processi amministrativi, liberando il tempo dei medici per l’assistenza diretta ai pazienti.

L’AI potrebbe aumentare il carico cognitivo dei professionisti della salute, visto che i clinici devono interpretare e confrontare le raccomandazioni dell’AI con la propria conoscenza clinica, potrebbe essere necessario uno sforzo cognitivo aggiuntivo, portando a una maggiore fatica e potenzialmente a errori.

Il Dottor Johnson evidenzia il problema dei bias nei dati utilizzati dagli algoritmi dell’AI, menzionando l’esempio concreto dell’algoritmo che assegna punteggi più bassi a pazienti di colore, influenzando negativamente l’accesso alle cure. Questo dimostra l’importanza di assicurarsi che i dati utilizzati siano rappresentativi e privi di bias.

Inoltre, solleva la questione etica di come gestire la comunicazione al paziente e il consenso informato nel caso in cui sia l’algoritmo a diagnosticare una condizione precedentemente sconosciuta.

Questi sono problemi complessi che implicano sfide legate alla regolamentazione dell’IA in sanità. L’AI è in continua evoluzione, e le normative devono essere flessibili per adattarsi a nuove scoperte e sviluppi tecnologici. Imposizioni eccessive potrebbero ostacolare l’innovazione, mentre una regolamentazione insufficiente potrebbe comportare rischi.

Per queste ragioni dottor Johnson sottolinea la necessità di condurre studi adeguati per valutare gli effetti delle soluzioni AI sulla pratica clinica.

Sulla stessa linea, si pone un editoriale dell’11 Agosto di JAMA, in cui si identificano e promuovono sei aree di ricerca, che esplorano il ruolo dell’AI in medicina e nella sanità pubblica:

  1. Assistenza Clinica e Risultati: si concentra su come le nuove tecnologie dell’intelligenza artificiale migliorino direttamente l’assistenza clinica e i risultati dei pazienti. L’obiettivo è valutare l’efficacia delle nuove tecnologie nell’ambito della pratica medica e il loro impatto sulla salute dei pazienti.
  2. Assistenza Centrata sul Paziente: esamina come l’AI influenzi l’esperienza generale dei pazienti nel contesto dell’assistenza sanitaria. Si tratta di personalizzare le cure, migliorare l’interazione con i medici, rendere più accessibili le informazioni sulle decisioni di cura e considerare aspetti come l’autonomia e il benessere dei pazienti.
  3. Qualità dell’Assistenza Sanitaria: valuta come l’AI possa contribuire all’ottimizzazione dell’assistenza sanitaria, soprattutto nelle condizioni mediche complesse e con una vasta gamma di pazienti. Questi studi esaminano come le tecnologie AI migliorino l’accesso a un’assistenza sanitaria di alta qualità per tutti i pazienti.
  4. Equità negli Algoritmi di AI: affronta l’importante questione dell’equità negli algoritmi di AI, poiché possono riflettere pregiudizi o essere utilizzati in modi che accentuano le disuguaglianze sanitarie. Gli studi in questo campo si concentrano sull’esplicita valutazione dell’equità degli algoritmi AI, il loro impatto sulle disuguaglianze sanitarie e le strategie per mitigare i bias.
  5. Educazione Medica ed Esperienza del Clinico: esplora il ruolo dell’AI nel risolvere le sfide legate all’educazione medica e alla pratica quotidiana dei medici. Questi studi esaminano come l’AI possa sostenere la formazione medica e migliorare l’esperienza complessiva dei medici, inclusa la gestione dell’informazione e la riduzione del sovraccarico digitale che i clinici affrontano.
  6. Soluzioni Globali: esplora come l’AI possa essere adattata per affrontare sfide sanitarie in contesti a bassa risorsa in tutto il mondo. Ciò può includere lo sviluppo di metodi AI economicamente accessibili per diagnosi e trattamenti efficaci, nonché strategie per garantire un’allocazione equa e adeguata delle limitate risorse sanitarie. L’obiettivo è affrontare le disuguaglianze sanitarie su scala globale.

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il settore sanitario, è fondamentale affrontare con attenzione non solo le questioni pratiche, ma soprattutto quelle etiche e legali connesse al suo utilizzo. Non sorprende che JAMA, una delle riviste di medicina più autorevoli, sia fortemente impegnata a promuovere la ricerca in questo campo cruciale.

In conclusione, l’AI ci spinge a definire chiaramente cosa intendiamo per “cura” e “salute” e a riflettere sull’importanza dell’“autonomia” del paziente e su come questa sia influenzata dal contesto vitale. In altre parole, ci sfida a definire obiettivi condivisi. L’AI non solo sta rivoluzionando la medicina, ma sta anche pungolando l’etica, ci incalza a superare le abitudini consolidate e a delineare il benessere equo e possibile attraverso un processo di confronto democratico. Le regole nel campo della sanità derivano da scelte etiche e politiche, non da decisioni puramente tecniche.

Foto di National Cancer Institute su Unsplash

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