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I Robot Artisti

Agnieszka Pilat, artista che risiede presso SpaceX a Hawthorne, California, ha curato un’eccezionale mostra in collaborazione con i robot cani Spot di Boston Dynamics presso la National Gallery of Victoria a Melbourne, Australia. Pilat, originaria della Polonia e cresciuta dietro la “Cortina di Ferro”, vede la tecnologia come una “speranza”.

La sua passione per la tecnologia l’ha portata a risiedere presso SpaceX, anche se non inserita in un programma ufficiale. Durante il suo tempo al quartier generale, ha dipinto ritratti di tecnologie iconiche come la Dragon Hatch, una porta sulla cima della Dragon Capsule. La sua presenza in SpaceX è considerata da Pilat come una “responsabilità di dare voce alla tecnologia” in un’epoca di crescente preoccupazione per l’accelerato progresso tecnologico e il suo potere.

Nella mostra “Heterobota” alla National Gallery of Victoria, Pilat presenta i robot cani Spot dipingere autonomamente, addestrati a utilizzare 16 simboli da lei progettati. La mostra, aperta fino al 7 aprile 2024, include 36 dipinti dei robot, cherappresentano una nuova civiltà e un nuovo linguaggio.

L’artista sottolinea come gli errori dei robot durante il processo creativo siano diventati elementi cruciali delle opere d’arte, conferendo loro un’innocenza simile a quella di un bambino che impara a usare i pastelli.

“Heterobota” è un’inedita fusione tra arte e tecnologia, che esplora il potenziale espressivo dei robot e solleva domande sulla percezione umana della tecnologia. Pilat ritiene che la transizione della tecnologia dall’ambito digitale a quello fisico, incarnata dai robot cani, sia un punto cruciale nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale.

Secondo Pilat, i dipinti autonomi dei robot cani Spot potrebbero essere interpretati in futuro da entità artificiali senzienti, come ora gli esseri umani interpretano le antiche opere rupestri. Questa prospettiva apre uno scenario futuro in cui i robot diventano senzienti e la creazione artistica delle macchine si integra nella storia culturale e nell’espressione artistica, sfidando le concezioni tradizionali sulla creatività e sull’arte.

Un elemento chiave è il rapporto “positivo” di Pilat con la tecnologia, radicato nella sua storia personale di ragazza cresciuta dietro la “Cortina di Ferro”. Ad esempio, ha sottolineato il ruolo di Radio Free Europe, che forniva accesso alla libertà di parola, e l’importanza delle automobili che offrivano libertà di movimento e privacy.

All’arrivo negli Stati Uniti, Pilat ha notato una diffusa diffidenza verso la tecnologia, in contrasto con la sua esperienza positiva in Polonia. Questa diversa percezione ha spinto Pilat a difendere la tecnologia negli Stati Uniti, esplorando nuovi modi di esprimere l’arte attraverso la collaborazione con la tecnologia e i robot. La sua visione della tecnologia come fonte di speranza e libertà durante la sua infanzia ha profondamente influenzato la sua concezione dell’arte, spingendola a cercare di darle voce attraverso il suo lavoro artistico.

È chiaro che per Pilat la tecnologia sia una forma di liberazione; non altrettanto chiara è la sua concezione dei robot. Addestrandoli a dipingere autonomamente e attribuendo importanza agli errori dei robot come elementi cruciali delle opere d’arte, Pilat sembra riconoscere una forma di creatività nei loro processi. Inoltre, l’idea che i dipinti realizzati dai robot possano essere interpretati in futuro da entità artificiali senzienti suggerisce una considerazione più ampia dei robot, rimane ambiguo però se ipotizzi che possano diventare consapevoli.

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